Un giorno – a scanso di apocalissi casaleggiane nel breve
termine - noi nativi digitali dovremo farci i conti: su internet è di dominio
pubblico una quantità troppo grande del
nostro privato. Ad esempio, se io un giorno dovessi essere in lizza per la
presidenza della Repubblica, dovrei rispondere di aver minacciato di mettere le dita negli occhi di Travaglio. Intanto, in attesa di una moratoria generale,
ci si può godere lo spettacolo dello schianto del popolo della rete contro la
crudeltà della dimensione pubblica. In due settimane, sono state beccate una
filofascista, una che aveva giobbato sul curriculum (anche se la situazione è un po' più complessa), gente che ammette di aver votato già dal
secondo giro contro le direttive, una che si vanta di comportamenti infantili e
scorretti nei confronti di un ex-ministro, uno che crede a Zeitgeist e ai
microchip etc. 1 Ora che Claudio Messora è stato nominato dall’alto responsabile
della comunicazione, spunterà fuori il suo passato (e presente) complottista. Basta fare una ricerca, per esempio sulle sue opinioni sulle previsioni dei terremoti. Sono tutte storie, al di là della reale
gravità della cosa in sé (spesso le accuse sono sproporzionate), nate nel web o cresciute nel
tam-tam del web. Quelle dichiarazioni stanno lì, in mezzo a migliaia di altre di tutt'altro tenore e qualità, ma stanno lì e non puoi smentirle. La Bindi, per dire, non ha di questi problemi: se deve dire che
la Carfagna fa i bocchini lo dice fra amici, non davanti a un pubblico
potenzialmente infinito. Né sapremo mai sei D’Alema crede agli Ufo.
Altro discorso è la violenza intransigente del dibattito
politico online, ma più in generale di tutte le nicchie di indignados: non si muove foglia che non arrivi qualcuno a sfanculare tutti e a minacciare di impiccagione sulla pubblica piazza qualcun altro. Per
completezza rimando al post di Sofri, che è come al solito il più completo e sintetico sull'argomento
(per favore dammi un lavoro al Post). La cosa paradossale è vedere il paladino
dell’anticensura che censura migliaia di commenti e il paladino del giornalismo dell'insulto personale che si lamenta se lo insultano. Lo avete allevato voi questo popolo di
pasdaran del vaffanculo, ora godetevelo.
Ultimo punto divertente delle conseguenze del ridicolo uso strumentale del web come purificatore di ogni male del mondo è che tutti quelli che “è tutto sul web” poi sul web non ci hanno messo niente. In primis, Renzi e Grillo. Non sto insinuando che con quei soldi ci si siano fatti gli affari loro, o più in generale che internet non sia uno strumento straordinario per la partecipazione politica, dico solo che la situazione è un po' più complessa.
1) aggiornamento: in queste ore internet inchioda anche Serenella Fucksia (Senato, Marche) che dà della raccomandata alla Boldrini e poi elimina lo stato di Facebook.
Qualche mio professore direbbe che sono i figli e i fratelli minori virtuali dei flamers delle fanzine e dei forum. Io dico che è nata una tremenda bestia travagliesca che si alimenta di informazione superficiale e banda larga. E ho paura
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