sabato 23 febbraio 2013

Kipling 2013

Se
avesse vinto Renzi,
il Pd sarebbe al quaranta.
Al cinquanta.
Non ci sarebbe Berlusconi,
né Monti, né Grillo.
Se
avesse vinto Renzi,
splenderebbe il sole.
Farebbero trenta gradi.
Sarebbe già Pasqua.
E i coniglietti
saltellerebbero gaii
e potrebbero sposarsi
con l'unione civile
all'Inglese.
Che sogno.
Se
avesse vinto Renzi,
potremmo tenerci tutti per mano,
e volare lontano.
Mentre il mondo
pian piano scompare
negli occhi tuoi blu
Se
avesse vinto Renzi,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età.
Se
avesse vinto Renzi,
convaliderebbero
il gol di Turone
E Byron Moreno
chiederebbe scusa.
Se
avesse vinto Renzi,
Adinolfi farebbe la Ducan,
e con Fassino,
sai che puntatone
di "grassi contro magri".
Se
avesse vinto Renzi,
il Monte dei Paschi
sarebbe al sicuro.
Se
avesse vinto Renzi,
potremmo baciarci
in piedi. Contro le porte
della notte.
Se
avesse vinto Renzi,
camminerebbe con i Re
senza perdere il contatto
con la gente.
Anzi, laggente.

Se
avesse vinto Renzi,
Saviano presidente
della Repubblica.
Tiziano Ferro
capolista al Senato.
Se
avesse vinto Renzi,
potremmo guardarci
negli occhi
e dirci "io ci credo".
Se
avesse vinto Renzi,
vivremmo finalmente
il sogno della
flexsecurity.
Se
avesse vinto Renzi,
mio nonno avrebbe tre palle,
e sarebbe un flipper.
(che poi in realtà
il flipper ne ha una sola,
è sempre la stessa che gira).

Potremmo giocarci,
- col flipper, intendo -
come negli anni novanta.
E intanto al juke-box
canterebbe Jovanotti:
"io lo ſo che non ſono ſolo

anche quando ſono ſolo".
Se
avesse vinto Renzi,
sole, vento, vino,
trallallà.

Se
avesse vinto Renzi,
tornerebbero
le mezze stagioni.
E potremmo
vestirci a cipolla,
come dicevano
le mamme di una volta.
Ma.
C'è un ma.
Se
avesse vinto Renzi,
voteremmo
di nuovo
anche D'Alema.
Fatevi due conti.

lunedì 18 febbraio 2013

The Italian patient

Che comunque è un film di merda.

È tanto che non scrivo. Ma che ci volete fare, ho avuto i miei impegni. Tipo capire cosa devo fare della mia vita, aggiornamenti non richiesti in seguito. Veniamo alla sostanza. Oggi si parla di Ego.

"Two extraordinary things happen when you cross the Alps into southern Europe. First is that the law becomes an alien, rude and presumptuous intrusion into personal affairs that is best ignored. Second is that the height of the Alps themselves are dwarfed by individual egos. Potentially, there are as many political parties in Italy and Greece as there are candidates for office. An agreement between any two politicians is considered an unstable coalition."

(commento a un articolo del Financial Times Online. Per leggerlo dovete registrarvi. È facile. Magari vi fate un’idea su come si fa giornalismo)

Possiamo considerare l’Italia - l’Italia che conta e che va in Tv, certo, non il paese reale, il paese reale non esiste, fuori dall’Ariston ci sono solo degli spettri, animule vagule blandule senza voce - come un enorme lazzaretto. La malattia italiana è l’Ego. Un Ego fuori controllo, tiranno di ogni cosa, egoista, egocentrico, egoico, per dirla con Fichte. Sostanzialmente gran parte di ciò che ha balbettato il mondo della politica, del giornalismo e dell'economia italiani è stato “io, io, io”. Le idee in questo paese non camminano mai da sole. Si riciclano e si incarnano in personalità smisurate e detentori della verità, riducendo tutto a una sorta di star-system. Ci sono i partiti dell’Ego: il Pdl è l’esempio più lampante ma per dire, anche Rivoluzione Civile si fonda sull’Ego, e non su altro. Più che un partito, sembra l’Isola dei Famosi, l’ultima spiaggia per ex-starlettes che si ritengono troppo importanti per essere dimenticate. Il collante sono gli Ego: quelli di Di PiEgo, FerrEgo ed Egogistris che pur di continuare ad avere diritto di parola hanno resuscitato un povero cristo come Ingroia. Magistrato strapieno di sé che per continuare testardamente la propria battaglia si è prestato a un movimento narcisistico quanto velleitario che rischia di minare un governo di centrosinistra grigio quanto necessario. L’obiettivo è chiaro: contare qualcosa, con le unghie e con i denti, a qualsiasi costo. E allo stesso modo funzionano, nelle loro varie declinazioni, tutti i partiti padronali italiani, quindi tutti i partiti tranne il Pd, che però ha comunque un suo sistema di correntine grazie al quale una manciata di personalità che si autogiudicano indispensabili all'universo mondo possono evitare l’incubo della medietà, della professionalità, della settorialità. No, chiunque si sente autorizzato a dare il proprio parere su qualsiasi cosa. In ogni caso, per la faziosità che da contratto mi si richiede in campagna elettorale, diciamo che il Pd sbarazzandosi di D’Alema ha dimezzato la sua dose di Ego. Siamo in riabilitazione. Ma il resto è un cottolengo di mitomani. E le animule appresso: “voto Grillo”, “voto Berlusconi”, “voto Giannino”, “se ci fosse stato Renzi l’avrei votato, invece voto Monti”. Nomi e volti sono le uniche cose che contano.
La situazione del giornalismo non è migliore: da Montanelli in poi l’Ego è andato crescendo in maniera inversamente proporzionale rispetto alle capacità reali. Alla seconda generazione di Ferrara, Travaglio o Severgnini, dietro le cui piume gonfie si può ancora scorgere un qualcosa di sostanziale da dire, se ne sta avvicendando una terza di manieristi totalmente autoreferenziali e assolutamente vuoti di contenuti. Innocenzi, Scanzi, Facci… Il nulla che avanza: facce da fighetti e luoghi comuni svenduti come giornalismo. Basti dire che l’articolo più noto di Scanzi non è altro che una condivisione con suoi fan travaglisti della sua idea geniale sul voto separato Camera-Senato. E sticazzi non ce li metti?
Il massimo del divertimento sono però gli 
Chi è il turboliberista più intelligente d'Italia?
Oh, sì. Sei tu, gran figone.
economisti. La querelle da Asilo Mariuccia fra Zingales e Giannino sul (falso) Master all’Università di Chicago del secondo è la punta dell’iceberg di una gazzarra fra primedonne approdata recentemente in campagna elettorale. Botte da orbi su cose che nessuno capisce con dati puntualmente discordanti (ad arte), su cui ha sempre l’ultima parola chi ha cercato per bene su internet i veri titoli del concorrente: quella non è un’economista, quell’altro non è un professore, quell’altro non ha il Master che millanta di avere. L’attitudine a sparare balle degli economisti dà al tutto un sapore folkloristico e surreale. Questa gente dovrebbe avere la chiave per risolvere il punto focale della campagna elettorale, cioè la politica economica? La mia preferita è decisamente Loretta Napoleoni, autonominatasi spin doctor di Zapatero post-rem, una specie di grillina decrescitista anti-euro e vagamente complottista che si tiene fuori dal Movimento – suppongo – solo per potersi mostrare in Tv. Massacrata poi a Piazzapulita da Boldrin, un altro degente con gravi forme di protagonismo made in Usa. Simpatico, per carità, ma con le idee poco chiare.
La domanda sorge spontanea: se tutti si ritengono detentori della Verità nel proprio taschino solo perché sono se stessi, perché non posso farlo anch’io? Anch’io, anch’io in Tv! Anch’io , anch’io sul Fatto! Quindici minuti anche per me! Ho molta charme, ve lo assicuro, e posso impegnarmi a dire midia con la i per fare il figo.

venerdì 1 febbraio 2013

Pavlov2013



Ovvero: come Wurstel e Crauti diventano wursteleccrauti. 
Chi è pratico di Twitter sicuramente non avrà fatto a meno di notare la propaganda selvaggia dei “giovani attivisti digitali” di Berlusconi2013. La voce grossa sui social di un partito che su un elettorato informato 24 ore su 24 come quello di Twitter, a dire la verità, ci sta contando davvero poco, ma vuol far sembrare quanto meno di potersela giocare alla pari. La strategia dei berluscones al soldo di un qualche ras della comunicazione è quella di attaccare chi invece sui social si è messo in discussione, Monti, mirando a scoraggiarne i fan. E puntano sull’inciucio.


I grandi twittatori di domani mostrano di conoscere perfettamente l’esperimento di Pavlov sull’apprendimento per associazione. "Monti = Bersani" oggi, "Monti = Bersani" domani, e le due cose diventano sostanzialmente l’uno la conseguenza logica dell’altra. Si forma, sul versante opposto, un fronte unitario da combattere. Fronte che non esiste, e non esisterà se Italia Bene Comune agguanterà anche solo una manciata di voti in Lombardia. La cosa che mi urta è che la stessa, identica strategia è attuata, in modo terribilmente più fine (forse inconscio?), anche sull’unico quotidiano non direttamente riconducibile a un partito politico italiano. Il Fatto Quotidiano. Non passa giorno che le foto di Bersani e Monti non siano impietosamente accostate, in vignette, foto o collage. Chiaramente in direzione contraria. L’equazione “Bersani = Monti” è possibilmente più pericolosa di “Monti = Bersani”, perché terrorizza un elettorato da sempre manicheo e incline all’isterismo tafazzista. Ho fatto un esperimento, sugli ultimi numeri del Fatto, o almeno fra quelli che sono riuscito a ripescare:





Non sto qui a gridare al complotto: però, può sembrare banale, accostarli vuol dire identificarli, nella mente di chi è già suggestionato da echi di accordo post-elettorale che risuonano da destra, da sinistra e, inevitabilmente, anche da Monti. Il lavoro sulle immagini ne è poi la componente meno esplicita, fra il subconscio e il subliminale. Travaglio non è Berlusconi né per ruolo né per levatura, per carità. Si capisce ben poco di quello che ha in testa per questo paese fra Movimento Cinque Stelle, liberismo di facciata, Rivoluzione Civile e post-DiPietrismo, ma non è Berlusconi. L’unica cosa chiara delle sue prospettive politiche personali è che non vuole un governo solido di Centro-Sinistra. Lecito (ma non condivisibile). Ma suggerire insistentemente l’inciucio, come se fosse un dato di fatto, vuol dire spingere per l’inciucio: drenare i voti alla sinistra del centrosinistra, per obbligare Bersani a governare con Monti. Il che significa sostanzialmente, fare a brandelli la sinistra dei prossimi anni (se non mesi). Lecito anche questo, per un liberale senza partito di riferimento, ad oggi. Ma con Telese non sarebbe successo (avremo occasione poi di parlare del mio amore fisico per Luca Telese). Ora, per carità, Travaglio può difendere quanto vuole il suo legalismo non condizionato da simpatie politiche: buona fede o cattiva fede poco importa a noi teorici della Realpolitik. Quel che è certo è che sa benissimo che sposta voti e che c’è una grossa percentuale di votanti storicamente di sinistra che pende dalle sue labbra. Ha dei poteri che si è guadagnato con un giornalismo d’inchiesta encomiabile, e ora si appresta a sfruttarne le responsabilità.

P.s.: Beppe Severgnini, condiscepolo di Montanelli con Marco Travaglio, vince il mio personale concorso a premi per il capro espiatorio della comunicazione politica del Centrosinistra dichiarando dalla Bignardi che “se Renzi avesse vinto, il Centrosinistra non avrebbe avuto problemi”.