venerdì 1 marzo 2013

Steinbrueck 2013


Gli italiani non sono mai usciti dalle scuole medie. Dove non si poteva parlare di Paolo Uccello, di Lutero o, peggio, della tettonica senza dieci minuti di risolini ebeti. Una risata ci sta seppellendo, smettetela di ridere. Niente più della politica è roba da ridere in Italia e, per continuare il mio personale “tutti a casa” contro il giornalismo italiano, l’unico giornalismo serio in questo paese è quello sportivo. Su Totti non si scherza. Ma su tutto il resto, sono mesi che ridiamo, che ci rispondiamo per calembour a 140 caratteri, me compreso. Il Pd si è fatto dettare lo slogan da un comico; Berlusconi raccoglie standing ovation su un doppio senso da Bagaglino; il giornale d’opinione che più ha contato in questa campagna elettorale (al solito, il Fatto, ma è una battaglia personale) ha più battute, vignette, satira e nomignoli che informazioni degne di questo nome; i talk show fanno il picco di ascolto con Crozza o Vauro e, ovviamente, le elezioni le ha vinte un comico. Non il suo movimento, ma quel Grillo che ha probabilmente ricevuto il maggior numero di preferenze alle regionali pur non essendo candidato. L’acme dello stereotipo dell’italiano volgare e ridanciano l’ha raggiunto un programma come gli Sgommati, che è Il Male Assoluto. Mi fa schifo, ma lo guardo perché bisogna conoscere Il Nemico. Il Nemico è la comicità, quel tipo di comicità, ma soprattutto l'onnipresenza del comico nelle cose importanti. Gli Sgommati siamo noi. La comicità muove il voto di pancia, solletica il nostro "basso". Quando Steinbrueck dice che hanno vinto due clown, coglie il punto critico centrale, antropologico di questo Paese. Un riso spassionato, volgare, propriamente comico, che sta smaterializzando agli occhi degli italiani il casino a cui andiamo incontro. Ma il paese reale è una questione maledettamente seria. Gli opinion-maker della fazione sconfitta non hanno trovato di meglio che farsi due risate sulla sveglia presa. E' bastato lo choc di un giorno per tornare all'occupazione per cui più si ritengono indispensabili a questo Paese: i fini umoristi. Lo trovo agghiacciante. C’è chi ha parlato prima di me e meglio di me sul perché il Movimento Cinque Stelle non è il fascismo. A mio parere, ciò che difetta in violenza è compensato dal suo carattere ridanciano e aggressivo. Quando Pirandello omaggiava in “c’è qualcuno che ride” il carattere eversivo del carnevalesco nella serietà oppressiva di un consesso infernale paramilitare, non poteva immaginare che un giorno, mentre tutti ridono, la mosca bianca sarebbe stato quello che avrebbe detto: “c’è qualcuno che ride, non è il momento di ridere”. Io non rido più. Per anni abbiamo gridato Nanni Moretti presidente, Benigni presidente, Crozza presidente. Quante cose giuste che dicono i buffoni di corte! Forse la Verità si può dire solo ridendo!? Oggi, ma è una tendenza latente già da un pezzo, i rapporti di forza fra "basso" e "alto" si sono rivoltati. In epoche più grige della nostra, intellettuali di ogni colore si sono spesi in parole di lode per la demistificazione umoristica, dell'esorcismo del riso contro la morte e il male. Bachtin, Pirandello, Bergson. Ho fatto fatica a ricordare qualcuno che si sia alzato per dire che sono solo stronzate. Forse può venirmi in aiuto solo quel simpaticone di Sartre, quando sosteneva che l'appagamento del riso è un vile metodo per confermare lo status quo e stigmatizzarne le devianze. Così questa risata di pancia tutta italiana mette a tacere ogni speranza di una svolta verso una serietà Europea, che, nel suo piccolo, poteva scaturire da queste elezioni (almeno dal punto di vista della forma). E ora che la risata di pancia ha vinto? Che ogni turpiloquio è stato sdoganato? Per quanto ci sarà ancora da ridere?

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