Gli italiani non sono mai usciti dalle scuole medie. Dove
non si poteva parlare di Paolo Uccello, di Lutero o, peggio, della tettonica
senza dieci minuti di risolini ebeti. Una risata ci sta seppellendo, smettetela
di ridere. Niente più della politica è roba da ridere in Italia e, per
continuare il mio personale “tutti a casa” contro il giornalismo italiano, l’unico
giornalismo serio in questo paese è quello sportivo. Su Totti non si scherza. Ma su tutto il resto, sono mesi che ridiamo, che ci rispondiamo per calembour a 140 caratteri, me compreso. Il Pd si è fatto
dettare lo slogan da un comico; Berlusconi raccoglie standing ovation su un
doppio senso da Bagaglino; il giornale d’opinione che più ha contato in questa
campagna elettorale (al solito, il Fatto, ma è una battaglia personale) ha più
battute, vignette, satira e nomignoli che informazioni degne di questo nome; i
talk show fanno il picco di ascolto con Crozza o Vauro e, ovviamente, le
elezioni le ha vinte un comico. Non il suo movimento, ma quel Grillo che
ha probabilmente ricevuto il maggior numero di preferenze alle regionali pur
non essendo candidato. L’acme dello stereotipo dell’italiano volgare e
ridanciano l’ha raggiunto un programma come gli Sgommati, che è Il
Male Assoluto. Mi fa schifo, ma lo guardo perché bisogna conoscere Il Nemico. Il Nemico
è la comicità, quel tipo di comicità, ma soprattutto l'onnipresenza del comico nelle cose importanti. Gli Sgommati siamo noi. La comicità muove il voto di pancia, solletica il nostro "basso".
Quando Steinbrueck dice che hanno vinto due clown, coglie il punto critico centrale,
antropologico di questo Paese. Un riso spassionato, volgare, propriamente comico, che sta smaterializzando agli occhi degli italiani il casino a cui andiamo incontro. Ma il paese reale è una questione maledettamente seria.
Gli opinion-maker della fazione sconfitta non hanno trovato di meglio
che farsi due risate sulla sveglia presa. E' bastato lo choc di un giorno per tornare all'occupazione per cui più si ritengono indispensabili a questo Paese: i fini umoristi. Lo trovo agghiacciante. C’è chi ha parlato prima di
me e meglio di me sul perché il Movimento Cinque Stelle non è il fascismo. A
mio parere, ciò che difetta in violenza è compensato dal suo carattere ridanciano e aggressivo. Quando
Pirandello omaggiava in “c’è qualcuno che ride” il carattere eversivo del carnevalesco
nella serietà oppressiva di un consesso infernale paramilitare, non poteva
immaginare che un giorno, mentre tutti ridono, la mosca bianca sarebbe stato quello che avrebbe detto: “c’è qualcuno che ride, non è il momento di ridere”. Io non rido più. Per anni abbiamo gridato Nanni
Moretti presidente, Benigni presidente, Crozza presidente. Quante cose giuste
che dicono i buffoni di corte! Forse la Verità si può dire solo ridendo!? Oggi, ma è una tendenza latente già da un pezzo, i rapporti di forza fra "basso" e "alto" si sono rivoltati. In epoche più grige della nostra, intellettuali di ogni colore si sono spesi in parole di lode per la demistificazione umoristica, dell'esorcismo del riso contro la morte e il male. Bachtin, Pirandello, Bergson. Ho fatto fatica a ricordare qualcuno che si sia alzato per dire che sono solo stronzate. Forse può venirmi in aiuto solo quel simpaticone di Sartre, quando sosteneva che l'appagamento del riso è un vile metodo per confermare lo status quo e stigmatizzarne le devianze. Così questa risata di pancia tutta italiana mette a tacere ogni speranza di una svolta verso una serietà Europea, che, nel suo piccolo, poteva scaturire da queste elezioni (almeno dal punto di vista della forma). E ora
che la risata di pancia ha vinto? Che ogni turpiloquio è stato sdoganato? Per
quanto ci sarà ancora da ridere?

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