lunedì 14 gennaio 2013

Headline twice the size of the story

Ovvero: cosa succede quando si viola una regoletta scritta più o meno a pagina 11 di un manuale di giornalismo qualsiasi. "Il titolo deve essere coerente con l'articolo".
Ci sono varie distinzioni fra i vari tipi di titolo, che possiamo ricondurre essenzialmente a (Papuzzi) paradigmatici ed enunciativi, a seconda della maggiore o minore carica emozionale. Ad esempio:
BONINO: DIFFUSE NOTIZIE FALSE
è enunciativo
GIORNALISMO ITALIANO MERDA
è paradigmatico.
Ora, se il testo non è scritto, ma in forma di messaggio audio, il giornalista medio italiano può imbrogliare solo sul titolo, dando per enunciativo quello che è paradigmatico. E in questo caso, falso. Ma il lettore legge il titolo, si fa un'idea, e la applica pregiudizialmente al testo multimediale, la cui consultazione è più emozionale, meno verificabile sul momento rispetto a un testo scritto. Gli americani parlano di "functional fixedness".

Ora c'è questa registrazione di Repubblica, titolata "non ho potuto parlare in chiesa".
Primo punto: non è una dichiarazione puntuale. E' quello che è avvenuto, non quello che è stato detto, la Bonino, per ora, ha detto "non so".
Ora, se fosse un titolo enunciativo, la notizia non è una notizia.
Quindi è paradigmatico. Si vuole attribuire alla Bonino una polemica.
Da questa fonte, i quotidiani online titolano:

Bonino: il prete la zittisce in Chiesa 

La Chiesa mortifica il ricordo di Mariangela Melato


<<Non hanno voluto che la ricordassi in Chiesa>>


Discorso Bonino vietato in Chiesa.


Etc. Cercateveli. Insomma sostanzialmente si attribuisce alla Bonino una presa di posizione sul momento, che non c'è stata, e si presenta come un fatto - vero o probabile - un'azione diretta nei confronti della Bonino da parte di una autorità non ben definita (il prete se ne tira fuori, "loro" non hanno voluto che la ricordassi... Loro chi?), azione che è tutta da provare. E probabilmente ci sono anche degli appigli normativi, poi insomma, come la Bonino, neanche io so molto sulle cerimonie religiose. Ma questo non importa. Renzo Arbore ha evidentemente abboccato dicendo che il prete "deve andare all'inferno" e ogni bravo giornalista ha il suo quadretto stereotipato buoni-cattivi in un contesto tragico e lacrimevole.

Da cui, fra tweet di Saviano e indivanados vari, la notizia, sul più populista dei social network, filtra così:

Per ora, non c'è stata nessuna conferma, né smentita. La conferma darebbe titoloni per un altro paio di giorni, giustificati in questo caso. La smentita non è una notizia. Ma i quotidiani hanno già titolato, non dando una notizia che non è una notizia (sono state applicate le regole), ma dandone un'interpretazione.
Conclusioni:
1) Siamo ancora lontani dai sogni della qualità del giornalismo digitale. E quello cartaceo fa sempre schifo.
2) Con Ratzinger, l'anticlericalismo tira una cifra. Perché nessun partito ci fa ancora un pensierino?

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