lunedì 18 febbraio 2013

The Italian patient

Che comunque è un film di merda.

È tanto che non scrivo. Ma che ci volete fare, ho avuto i miei impegni. Tipo capire cosa devo fare della mia vita, aggiornamenti non richiesti in seguito. Veniamo alla sostanza. Oggi si parla di Ego.

"Two extraordinary things happen when you cross the Alps into southern Europe. First is that the law becomes an alien, rude and presumptuous intrusion into personal affairs that is best ignored. Second is that the height of the Alps themselves are dwarfed by individual egos. Potentially, there are as many political parties in Italy and Greece as there are candidates for office. An agreement between any two politicians is considered an unstable coalition."

(commento a un articolo del Financial Times Online. Per leggerlo dovete registrarvi. È facile. Magari vi fate un’idea su come si fa giornalismo)

Possiamo considerare l’Italia - l’Italia che conta e che va in Tv, certo, non il paese reale, il paese reale non esiste, fuori dall’Ariston ci sono solo degli spettri, animule vagule blandule senza voce - come un enorme lazzaretto. La malattia italiana è l’Ego. Un Ego fuori controllo, tiranno di ogni cosa, egoista, egocentrico, egoico, per dirla con Fichte. Sostanzialmente gran parte di ciò che ha balbettato il mondo della politica, del giornalismo e dell'economia italiani è stato “io, io, io”. Le idee in questo paese non camminano mai da sole. Si riciclano e si incarnano in personalità smisurate e detentori della verità, riducendo tutto a una sorta di star-system. Ci sono i partiti dell’Ego: il Pdl è l’esempio più lampante ma per dire, anche Rivoluzione Civile si fonda sull’Ego, e non su altro. Più che un partito, sembra l’Isola dei Famosi, l’ultima spiaggia per ex-starlettes che si ritengono troppo importanti per essere dimenticate. Il collante sono gli Ego: quelli di Di PiEgo, FerrEgo ed Egogistris che pur di continuare ad avere diritto di parola hanno resuscitato un povero cristo come Ingroia. Magistrato strapieno di sé che per continuare testardamente la propria battaglia si è prestato a un movimento narcisistico quanto velleitario che rischia di minare un governo di centrosinistra grigio quanto necessario. L’obiettivo è chiaro: contare qualcosa, con le unghie e con i denti, a qualsiasi costo. E allo stesso modo funzionano, nelle loro varie declinazioni, tutti i partiti padronali italiani, quindi tutti i partiti tranne il Pd, che però ha comunque un suo sistema di correntine grazie al quale una manciata di personalità che si autogiudicano indispensabili all'universo mondo possono evitare l’incubo della medietà, della professionalità, della settorialità. No, chiunque si sente autorizzato a dare il proprio parere su qualsiasi cosa. In ogni caso, per la faziosità che da contratto mi si richiede in campagna elettorale, diciamo che il Pd sbarazzandosi di D’Alema ha dimezzato la sua dose di Ego. Siamo in riabilitazione. Ma il resto è un cottolengo di mitomani. E le animule appresso: “voto Grillo”, “voto Berlusconi”, “voto Giannino”, “se ci fosse stato Renzi l’avrei votato, invece voto Monti”. Nomi e volti sono le uniche cose che contano.
La situazione del giornalismo non è migliore: da Montanelli in poi l’Ego è andato crescendo in maniera inversamente proporzionale rispetto alle capacità reali. Alla seconda generazione di Ferrara, Travaglio o Severgnini, dietro le cui piume gonfie si può ancora scorgere un qualcosa di sostanziale da dire, se ne sta avvicendando una terza di manieristi totalmente autoreferenziali e assolutamente vuoti di contenuti. Innocenzi, Scanzi, Facci… Il nulla che avanza: facce da fighetti e luoghi comuni svenduti come giornalismo. Basti dire che l’articolo più noto di Scanzi non è altro che una condivisione con suoi fan travaglisti della sua idea geniale sul voto separato Camera-Senato. E sticazzi non ce li metti?
Il massimo del divertimento sono però gli 
Chi è il turboliberista più intelligente d'Italia?
Oh, sì. Sei tu, gran figone.
economisti. La querelle da Asilo Mariuccia fra Zingales e Giannino sul (falso) Master all’Università di Chicago del secondo è la punta dell’iceberg di una gazzarra fra primedonne approdata recentemente in campagna elettorale. Botte da orbi su cose che nessuno capisce con dati puntualmente discordanti (ad arte), su cui ha sempre l’ultima parola chi ha cercato per bene su internet i veri titoli del concorrente: quella non è un’economista, quell’altro non è un professore, quell’altro non ha il Master che millanta di avere. L’attitudine a sparare balle degli economisti dà al tutto un sapore folkloristico e surreale. Questa gente dovrebbe avere la chiave per risolvere il punto focale della campagna elettorale, cioè la politica economica? La mia preferita è decisamente Loretta Napoleoni, autonominatasi spin doctor di Zapatero post-rem, una specie di grillina decrescitista anti-euro e vagamente complottista che si tiene fuori dal Movimento – suppongo – solo per potersi mostrare in Tv. Massacrata poi a Piazzapulita da Boldrin, un altro degente con gravi forme di protagonismo made in Usa. Simpatico, per carità, ma con le idee poco chiare.
La domanda sorge spontanea: se tutti si ritengono detentori della Verità nel proprio taschino solo perché sono se stessi, perché non posso farlo anch’io? Anch’io, anch’io in Tv! Anch’io , anch’io sul Fatto! Quindici minuti anche per me! Ho molta charme, ve lo assicuro, e posso impegnarmi a dire midia con la i per fare il figo.

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