Ovvero: come Wurstel e Crauti diventano wursteleccrauti.
Chi è pratico di Twitter sicuramente non avrà fatto a meno di
notare la propaganda selvaggia dei “giovani attivisti digitali” di
Berlusconi2013. La voce grossa sui social di un partito che su un elettorato
informato 24 ore su 24 come quello di Twitter, a dire la verità, ci sta contando davvero
poco, ma vuol far sembrare quanto meno di potersela giocare alla pari. La strategia dei
berluscones al soldo di un qualche ras della comunicazione è quella di attaccare chi invece sui social si
è messo in discussione, Monti, mirando a scoraggiarne i fan. E puntano sull’inciucio.
I grandi twittatori di domani mostrano di conoscere perfettamente l’esperimento
di Pavlov sull’apprendimento per associazione. "Monti = Bersani" oggi, "Monti =
Bersani" domani, e le due cose diventano sostanzialmente l’uno la conseguenza
logica dell’altra. Si forma, sul versante opposto, un fronte unitario da
combattere. Fronte che non esiste, e non esisterà se Italia Bene Comune
agguanterà anche solo una manciata di voti in Lombardia. La cosa che mi urta è
che la stessa, identica strategia è attuata, in modo terribilmente più fine
(forse inconscio?), anche sull’unico quotidiano non direttamente riconducibile
a un partito politico italiano. Il Fatto Quotidiano. Non passa giorno che le
foto di Bersani e Monti non siano impietosamente accostate, in vignette, foto o
collage. Chiaramente in direzione contraria. L’equazione “Bersani = Monti” è
possibilmente più pericolosa di “Monti = Bersani”, perché terrorizza un
elettorato da sempre manicheo e incline all’isterismo tafazzista. Ho fatto un
esperimento, sugli ultimi numeri del Fatto, o almeno fra quelli che sono riuscito a ripescare:
P.s.: Beppe Severgnini, condiscepolo di Montanelli con Marco
Travaglio, vince il mio personale concorso a premi per il capro espiatorio
della comunicazione politica del Centrosinistra dichiarando dalla Bignardi che “se
Renzi avesse vinto, il Centrosinistra non avrebbe avuto problemi”.




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